Depressione post concerto: le fasi della sindrome post-live

Dopo aver assistito al live della nostra band o del nostro artista preferito può succedere di vivere uno stato d’animo definito come “depressione post concerto”.

Depressione post concerto: è uno stato d’animo che esiste davvero e che si manifesta attraverso diverse fasi di elaborazione.

La “Post Concert Depression” (o PCD) è una sindrome che si presenta dopo aver assistito al live di uno dei nostri artisti preferiti. Essa si manifesta attraverso alcuni atteggiamenti ossessivi compulsivi come ad es. scorrere le foto e i video della nostra band preferita subito dopo lo show.

Il concerto è una delle poche occasioni in cui possiamo semplicemente essere noi stessi, sentendoci liberi di cantare, urlare, ballare ed essere scoordinati. Sono poche le occasioni nella vita in grado di trasmetterci la stessa sicurezza e leggerezza. Ecco perchè al termine di un live è difficile tornare con i piedi per terra.

Prima di arrivare all’accettazione, viviamo quattro fasi, destinate sicuramente a svanire, ma a cui è impossibile sfuggire.

La prima fase è quella del rifiuto e si manifesta immediatamente dopo la fine del concerto. Non sappiamo se dirigerci verso l’uscita del locale o fermarci al tavolo del merchandising o piuttosto raggiungere la transenna accanto al tour bus dei nostri idoli sperando di avere un autografo o incrociare almeno il loro sguardo.

La seconda fase è quella della rabbia. Uno stato di nervosismo che coinvolgerà un po’ tutti quelli che ci circondano, inclusi gli amici che per gentilezza ci chiederanno com’è andato il concerto.

La terza fase è quella della contrattazione post concerto. E’ la fase in cui cercheremo di acquistare un qualsiasi biglietto disponibile per il prossimo live della band, costi quel che costi!

La quarta fase è la depressione post concerto vera e propria. L’euforia ormai è scomparsa, al suo posto proviamo una sensazione di vuoto e nostalgia. Il momento del concerto diventerà soltanto un ricordo che non sbiadirà facilmente dalla nostra memoria.

Arriviamo così finalmente alla fase dell’accettazione, quando tutti i sintomi post concerto svaniranno e ci renderemo conto di aver vissuto dei momenti unici e irripetibili. Finalmente saremo in grado di guardare le foto dello show come pezzi di memoria e non più come riflessi senza vita di una notte che nessuno potrà restituirci.

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Ai musicisti va solo il 12% dei guadagni dell'industria musicale

I musicisti negli Stati Uniti, nel corso del 2017, hanno ricevuto solo il 12% degli introiti generati dal mercato discografico. Tale dato, tuttavia, rappresenta un miglioramento rispetto al 7% del 2000.

Uno studio condotto da Citigroup mostra la redistribuzione degli introiti generati dall’industria discografica statunitense nel corso del 2017.

I dati raccolti mostrano che lo scorso anno i guadagni dell’industria musicale sono aumentati, raggiungendo numeri paragonabili a quelli del 2006. In particolare, è cresciuta la spesa per i biglietti dei concerti e quella per gli abbonamenti di musica in streaming.

Tuttavia, a fronte dei 43 miliardi di dollari incassati nel 2017, soltanto il 12% è andato ai musicisti. Questo perchè, secondo lo studio di Citigroup, la maggior parte dei ricavi sarebbe distribuito tra etichette discografiche, radio, produttori e piattaforme di streaming.

Rispetto al 2000, però, gli introiti degli artisti sono cresciuti del 5% soprattutto grazie all’incremento dell’attività live. Con l’ascesa di internet e il calo delle vendite “fisiche”, infatti, le entrate degli artisti – in termini assoluti – sono state quasi stagnanti tra il 2000 e il 2009. Grazie però all’aumento della spesa per la musica dal vivo e per gli abbonamenti di musica in streaming, le entrate dei musicisti sono in ripresa, ma resta tuttavia una grande disparità nella redistribuzione dei guadagni generati dal mercato discografico.

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Vinili ancora in crescita negli Stati Uniti: nel 2018 atteso un +19,2%

Le vendite dei vinili negli Stati Uniti crescono anche nel corso del 2018: entro la fine dell’anno è atteso un aumento del 19,2% rispetto al 2017.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili da Nielsen Music, nei primi 6 mesi del 2018 negli Stati Uniti sono stati venduti 7,6 milioni di vinili. Entro la fine dell’anno è atteso un aumento del 19,2% rispetto al 2017. Il vinile sta riconquistando sempre più consumatori, con dati di vendita che non si vedevano dal 1990. Una tendenza globale, visto che in Italia nel 2017 sono stati venduti 13,4 milioni di dischi.

Il vinile, quindi, sembra non rappresentare più un fenomeno di nicchia o di moda e ha riconquistato i consumatori puntando sull’approccio fisico alla musica, anche se lo streaming resta al primo posto fra le modalità di fruizione.

Per far fronte alle crescenti richieste, molte aziende stanno riaprendo gli impianti di stampa e nel corso del 2019 dovrebbero apparire sul mercato i primi vinili HD.

 

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La musica guida i social media

La musica guida i social media

Una ricerca rivela che la musica esercita una forte influenza sui social media.

La musica è il motore principale delle nostre interazioni sui social media. Lo afferma una ricerca condotta da MusicWatch, società di ricerche di mercato statunitense, che ha evidenziato l’importanza della musica per le piattaforme social. Di fatto, 9 utenti su 10 parteciperebbero ad attività, post e contenuti legati alla musica o ai propri artisti preferiti.

Lo studio è stato condotto intervistando 800 utenti di piattaforme social (Facebook, Twitter, Instagram e Snapchat) e la maggior parte degli intervistati erano utenti giornalieri.

Secondo la ricerca, il 51% usa Twitter per seguire o ricevere aggiornamenti da artisti e gruppi musicali. Così come la metà degli utenti di Instagram visualizza post o aggiornamenti di artisti e gruppi. Allo stesso modo, due terzi degli utenti di Snapchat inviano o visualizzano foto e video da eventi live. La musica, quindi, sembra essere alla base delle nostre conversazioni sulle piattaforme social.

La fama può essere fugace sui social media, ma gli artisti e le band musicali hanno sempre potere e influenza. Il motivo sarebbe molto semplice: mentre un tweet o un commento sulla moda possono risultare evanescenti, l’interesse per la carriera del proprio artista preferito è continuo. Gli utenti delle piattaforme social, infatti, vogliono essere aggiornati sui progetti musicali, tour e stili di vita dei propri artisti preferiti.

Inoltre, il 63% degli utenti ha dichiarato di aver scoperto nuovi artisti proprio grazie a i social media. Quasi il 60%  utilizza un servizio di streaming dopo aver visto un aggiornamento, un tweet o un post.

I dati mostrano che i social media traggono notevoli benefici dall’industria musicale. La musica è un ingrediente vitale per le conversazioni social: il continuo desiderio di notizie sui propri artisti preferiti genera coinvolgimento sulle varie piattaforme social.

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Sicurezza nello spettacolo: nasce la cooperativa STEA

Sicurezza nello spettacolo: nasce la cooperativa STEA

Nasce STEA-Safety Teather Entertainment Arts, la prima cooperativa in Italia per la legalità e la sicurezza nel settore dello spettacolo.

La sicurezza è uno dei perni fondamentali attorno al quale ruota la rete DOC. A febbraio di quest’anno è stata costituita STEA, la prima cooperativa in Italia per la progettazione e gestione della sicurezza nel settore dello spettacolo.

STEA è formata da dieci soci, tutti giovani professionisti con diverse e specifiche competenze. L’obiettivo di STEA è quello di far lavorare insieme specialisti come RSPP, consulenti del lavoro, legali ecc. e professionisti della progettazione (responsabili di produzione, progettisti e direttori tecnici) sin dall’ideazione di un evento di spettacolo. Al centro del progetto c’è la sicurezza è intesa come studio di un ambiente, gestione delle persone che lavorano e tutela e garanzia del pubblico.

Per raggiungere i propri obiettivi la cooperativa riunirà in pianta stabile tutte le figure professionali necessarie per l’ideazione, la progettazione, la realizzazione e la gestione di eventi secondo modalità organizzative che sono innovative per il settore.

Il progetto si svilupperà in 4 anni: il primo anno sarà dedicato all’organizzazione del modello, negli anni successivi il modello sarà messo in pratica.

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