Hip hop e R&B guidano la rinascita dell'industria discografica statunitense

Hip hop e R&B sono i generi musicali più diffusi negli Stati Uniti, secondo lo U.S. Music Mid-Year Report 2018 di Nielsen.

Hip hop e R&B continuano ad essere i generi musicali più popolari negli Stati Uniti, dopo aver superato per la prima volta nel luglio dello scorso anno il rock.  In base ai dati diffusi da Nielsen, nella prima metà del 2018 il consumo di musica negli Stati Uniti è aumentato del 18%. E’ dal 2016, grazie soprattutto alla diffusione della musica in streaming, che l’industria musicale americana, dopo un ventennio di crisi, registra una crescita nonostante il calo delle vendite tradizionali di album. Attualmente lo streaming rappresenta il 75% del consumo di musica negli Stati Uniti.

Nei primi 6 mesi del 2018 gli americani hanno ascoltato in streaming 403,4 miliardi di brani, sia attraverso i servizi video che audio. Si tratta di quasi 100 miliardi di canzoni in più rispetto al 2015.

I generi musicali più diffusi sono hip-hop e R&B che con il 31% delle vendite rappresentano attualmente la musica più popolare negli Stati Uniti.

Il rapporto di Nielsen offre anche un barlume di speranza alla parte non-streaming del settore: il Record Store Day di quest’anno ha aiutato i negozi di musica indipendente a vendere 733.000 LP in vinile, segno che la lenta rinascita del vinile continua, con le vendite che sono aumentate del 19% nel primo semestre del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017.

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Studiare musica favorisce lo sviluppo del linguaggio nei bambini

Un gruppo di ricercatori del MIT, in collaborazione con l’Università di Pechino, ha scoperto che studiare musica favorisce lo sviluppo del linguaggio nei bambini.

Studiare musica ed in particolare studiare il pianoforte aiuta i bambini a sviluppare e comprendere meglio il linguaggio. Secondo i ricercatori del MIT  i bambini che studiano il pianoforte riescono a distinguere meglio le parole.

Gli esperti del MIT hanno scoperto che lo studio del pianoforte ha effetto soprattutto sulla capacità dei bambini di distinguere le diverse tonalità. E questo si traduce in un miglioramento nella distinzione tra le parole pronunciate.

La ricerca è stata condotta su un campione di 74 bambini pechinesi di età compresa tra i 4 e i 5 anni. I bambini sono stati divisi in tre gruppi. Ad un gruppo  sono state assegnate 3 lezioni a settimana di pianoforte della durata di 45 minuti. Un altro gruppo ha seguito lezioni di lettura extra, per lo stesso periodo, mentre il terzo gruppo non ha seguito alcuna lezione.

Dopo 6 mesi, il gruppo che ha seguito le lezioni di piano ha mostrato maggiori capacità nel riconoscere parole che differivano di una consonante. Rispetto al gruppo che non aveva ricevuto alcuna lezione, i bambini che avevano svolto lezioni di pianoforte e quelli che avevano seguito lezioni di lettura extra hanno inoltre mostrato maggiore abilità nel riconoscere parole che differivano di una vocale.

I ricercatori, quindi, hanno eseguito un’elettroencefalografia per misurare l’attività celebrale dei bambini. Si è scoperto che i bambini nel gruppo del piano avevano risposte più forti rispetto agli altri bambini quando ascoltavano una serie di suoni di tono diverso. Questo indica che una maggiore sensibilità nel cogliere le differenze di tono aiuta i bambini a distinguere meglio le parole.

I ricercatori nei test di QI, attenzione e memoria di lavoro non hanno trovato differenze significative tra i tre gruppi di bambini. Le lezioni di pianoforte, quindi, non hanno migliorato la funzione cognitiva complessiva, ma il training musicale è stato comunque utile nel migliorare le abilità linguistiche, forse più delle lezioni extra di lettura.

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Un sistema di intelligenza artificiale per l'audio editing nei video

Il Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) del MIT ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale che riconosce e isola il suono dei singoli strumenti nei video.

Intelligenza artificiale e machine-learning stanno cambiando anche la musica. Il MIT ha sviluppato un sistema di deep-learning in grado di individuare ogni strumento suonato in un video e isolarne lo specifico suono.

Il sistema, chiamato “PixelPlayer”, è stato addestrato su oltre 60 ore di video di musicisti che suonavano diversi strumenti. Con l’addestramento Pixelplayer è stato in grado di identificare i pixel associati alle immagini di ogni specifico strumento e ad estrarre i suoni associati a quei pixel. Il sistema permette così di variare il volume di uno specifico strumento che ci interessa ascoltare e persino di alterarne il suono.

Il sistema di intelligenza artificiale, però, è ancora lontano dall’essere perfetto: al momento può identificare i suoni di oltre 20 strumenti e ha ancora problemi a distinguere quelli che hanno un suono simile (ad es. viola e violino).

Con un ulteriore sviluppo, potrebbe diventare un efficace strumento di editing audio, ad es. per migliorare o ripristinare la qualità di vecchi filmati di concerti. Oppure per modificare l’audio dei singoli strumenti di una colonna sonora con un solo clic sul video. Potrebbe anche essere usato per addestrare robot su come identificare vari suoni ambientali, come quelli prodotti da animali, veicoli ed elettrodomestici.

 

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Pirateria musicale in calo nel nostro paese: lo sostiene FIMI

Il fenomeno della pirateria musicale in Italia, secondo i dati diffusi da FIMI durante la relazione annuale AGCOM, è in calo.

La pirateria musicale nel nostro paese è in calo. Ad annunciarlo è stata la FIMI in occasione della relazione annuale di AGCOM. Secondo le ricerche di IFPI (Federazione Internazionale dell’Industria Musicale), in Italia la pirateria è scesa dal 39% del 2014 al 20% dell’aprile 2018. I dati diffusi da FIMI dicono che sono stati milioni i file illegali bloccati su decine di piattaforme pirata inibite da AGCOM. Inoltre, la presenza di una vasta offerta legale online, in particolare tramite lo streaming, ha portato ad un incremento degli utilizzatori legali di contenuti musicali.

In particolare, il fenomeno legato ai siti Torrent è sceso del 21,9% solo nell’ultimo anno, l’accesso alle piattaforme cyberlocker è sceso del 14% e il p2p è sceso al minimo storico.

Di contro sono le generazioni più giovani ad essere maggiormente attratte dallo streaming legale. La ricerca sulle abitudini d’ascolto condotta da Ipsos (“Connecing with music”) rivela infatti che la fascia d’età più orientata all’offerta legale di musica è quella che va dai 13 ai 15 anni.

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Dopo i 30 anni smettiamo di cercare novità musicali

Dopo i 30 anni smettiamo di cercare novità musicali

Un sondaggio promosso dal provider di musica in streaming Deezer rivela che intorno ai 30 anni smettiamo di cercare novità musicali.

Dopo i 30 anni smettiamo di cercare novità musicali. Secondo un sondaggio di Deezer, è questa l’età a partire dalla quale diminuisce la voglia di cercare nuovi artisti o esplorare nuovi generi musicali.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 1000 britannici con domande su preferenze musicali e abitudini di ascolto. Il 60% ha dichiarato di riascoltare ripetutamente le stesse canzoni, il 25% ha affermato di non volere ascoltare musica al di fuori dei propri generi preferiti.

Il picco di curiosità nella ricerca di nuova musica si ha intorno ai 24 anni. Il 75% del campione appartenente a questa fascia di età ha affermato di ascoltare almeno 10 nuovi brani a settimana. Il 64% ha dichiarato di scoprire almeno cinque nuovi artisti al mese.

Dai 24 anni in su, la capacità di restare al passo con le nuove tendenze musicali diminuisce, spegnendosi del tutto intorno ai 30 anni.

Tra le ragioni principali di questa “paralisi musicale” degli over 30 ci sono la troppa scelta disponibile (19%), gli impegni di lavoro (16%) e gli obblighi genitoriali (11%). Circa metà del campione, però, ha affermato che vorrebbe avere più tempo per scoprire nuova musica. Quindi, smettere di cercare novità musicali non dipende necessariamente dalla mancanza di interesse.

Si tratta di un piccolo sondaggio, ma i dati raccolti sono in sintonia con quanto dimostrato in alcuni studi scientifici, secondo i quali, in generale, gli esseri umani tendono a essere meno aperti con l’avanzare dell’età. Il nostro cervello tra i 12 e i 22 anni subisce diversi cambiamenti e si presta quindi meglio ad assimilare nuove esperienze musicali. Non bisogna trascurare inoltre l’aspetto psicologico che indurrebbe a collegare la musica più datata ai ricordi dell’adolescenza scatenando un vero e proprio effetto nostalgia.

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