La musica di domani tra blockchain e AI

Blockchain, Intelligenza artificiale, realtà virtuale ed aumentata: sono questi i temi più discussi negli eventi dedicati all’industria musicale.

Dopo il download e lo streaming, l’evoluzione del settore musicale non si arresta e si affida alle tecnologie innovative, come la blockchain. Si parla di questa tecnologia soprattutto in merito alla gestione dei diritti d’autore.

Blockchain è un termine che comprende diverse tecnologie emergenti che utilizzano la crittografia e il calcolo peer-to-peer distribuito per creare applicazioni decentralizzate che archiviano i dati  su un “libro mastro distribuito”.

In pratica è possibile integrare all’interno di una rete di blockchain le informazioni necessarie alla remunerazione di tutte le realtà legate ad un brano. I diversi settori dell’industria discografica stanno già costruendo soluzioni proprie (ad. es database di metadati) che in futuro potrebbero includere automaticamente questo tipo di tecnologia. Questo perchè è possibile integrare in una rete di blockchain tutte le informazioni necessarie per la ripartizione automatica dei diritti.

Un altro settore in forte crescita è quello delle tecnologie VR (Virtual Reality) e AR (Augmented Reality) applicate alla musica. Le tecnologie VR portano il fan in un mondo digitale tridimensionale utilizzando un piccolo auricolare in grado di riprodurre video e audio 3D. I sensori di movimento e altri controlli permettono all’utente di “muoversi” all’interno della proiezione video.

La tecnologia di Augmented Reality (AR) permette di sovrapporre i dati proiettati digitalmente su immagini reali. Ad esempio, è possibile inserire immagini generate al computer su video girati mediante la fotocamera dello smartphone. Alcune app includono la sovrapposizione di testi o immagini di una band nello spazio in cui si trova l’utente e sono finalizzate anche al miglioramento dell’esperienza nei club e nei festival.

In ambito domestico il futuro è l’Intelligenza Artificiale. Esistono già dispositivi in grado di riprodurre musica tramite un comando vocale e domani saranno in grado di cambiare le modalità di fruizione della musica riproducendo ad es. la canzone più adatta al nostro umore.

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Musica, lo streaming è la maggiore fonte di ricavi

Nel 2017 i ricavi del mercato discografico globale sono aumentati dell’8,1%. In aumento gli incassi dallo streaming.

Musica, lo streaming è la maggiore fonte di ricavi. Secondo i dati pubblicati sul Global Music Report dell’IFPI (International Federation of Phonographic Industry) il 2017 si conferma come il terzo anno consecutivo di crescita del mercato discografico dal 1997, con ricavi totali pari a 17,3 miliardi di dollari. E’ lo streaming a guidare questa crescita diventando per la prima volta la fonte principale di ricavi. Sono 176 milioni gli utenti che hanno utilizzato i servizi streaming a pagamento, contribuendo alla crescita delle vendite musicali del 41,1% su base annuale.

Esso rappresenta il 38,4% di ricavi totali dell’industria discografica, compensando il calo delle vendite fisiche (- 5,4%) e del download (- 20,5%).

In Italia lo streaming rappresenta il 45% delle entrate discografiche e supera di poco i ricavi dalle vendite fisiche, mentre è in calo il download. Tra il 2013 e il 2017 il mercato italiano digitale ha visto una crescita media del 13%.

Resta tuttavia ancora aperta la questione del ‘value gap’ ovvero della disparità tra i ricavi che provengono da alcune piattaforme rispetto a quanto viene corrisposto agli aventi diritto.

Ad es. il divario tra le piattaforme di audio e di video streaming è molto ampio. Gli utenti di audio streaming sono 242 milioni e generano 5 miliardi e 569 milioni di dollari di fatturato mentre gli utenti di video streaming sono 1 miliardo e 300 milioni ma generano soltanto 856 milioni di dollari di fatturato.

Questo a causa delle discontinue applicazioni delle leggi sulla responsabilità online che hanno incoraggiato alcune piattaforme digitali a sostenere che non sono responsabili per la musica resa disponibile al pubblico. Per i maggiori rappresentanti dell’industria discografica mondiale sembra perciò necessario individuare la soluzione giuridica adeguata per risolvere questa discriminazione.

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Festa della Musica – 21 giugno 2018

Festa della Musica – 21 giugno 2018 : l’evento più importante del settore musicale live con più di 9.000 artisti.

Festa della Musica – 21 giugno 2018. Più di 9.000 artisti animeranno non solo gli oltre 40 luoghi di cultura del Mibact, ma anche le periferie delle oltre 600 città italiane coinvolte.

Sono infatti migliaia gli eventi in programma nelle piazze, nei musei, nei palazzi e nelle strade d’Italia ma non solo. La Festa della Musica quest’anno porterà la cultura anche nelle periferie delle città italiane coivolte, perché, come ha dichiarato il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli “bisogna far tornare a vivere l’arte, la musica e la cultura nelle nostre periferie, in modo che siano uno stimolo all’integrazione e alla crescita umana”.

Una festa che coinvolgerà in maniera organica tutta l’Italia trasmettendo quel messaggio di cultura, partecipazione, integrazione, armonia e universalità che solo la musica riesce a dare.

Un grande evento che porterà in tantissimi diversi generi musicali, dal jazz alla musica barocca al rock, dalla musica classica a quella elettronica, in ogni luogo.

L’iniziativa è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla SIAE e dall’AIPFM (Associazione italiana per la promozione della Festa della Musica), in collaborazione con UNPLI, Feniarco, l’Anci, la Conferenza delle Regioni, il Miur, il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero della Salute, il Ministero della Difesa e quello di Grazia e Giustizia.

Il calendario completo su www.festadellamusica.beniculturali.it 

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Siae ha brevettato un sistema contro la falsa programmazione nelle esecuzioni dal vivo.

La Siae ha sviluppato un algoritmo contro la falsa programmazione nei live per garantire il giusto compenso ad autori ed editori.

Si tratta del primo brevetto della storia della Siae, un algoritmo che semplifica il controllo di eventuali irregolarità dei borderò. Il borderò è quel documento che consente di ripartire ad autori ed editori gli incassi derivanti dall’esecuzione pubblica di opere musicali tutelate. Tramite questo innovativo strumento, la Società Italiana Autori ed Editori sarà in grado di “stanare” i brani contenuti nei borderò delle esecuzioni live, ma in realtà mai suonati.

Questo strumento è nato dalla collaborazione tra Siae e Università La Sapienza di Roma nell’ambito del progetto “Programmi Puliti” .  Il sistema brevettato è in grado di effettuare un controllo automatico dei borderò riconsegnati sia in formato digitale (attraverso mioBorderò) sia in formato cartaceo. Sulla base dei risultati ottenuti vengono individuati i locali dove effettuare controlli mirati per accertare eventuali discrepanze tra le opere effettivamente eseguite e quelle dichiarate sui borderò. In sostanza, l’algoritmo calcola le probabilità di irregolarità, creando una classifica del rischio dei borderò in cui potrebbe esserci una falsa programmazione.

Insieme al borderò digitale, questo sistema automatico di monitoraggio semplifica ulteriormente il lavoro di individuazione di eventuali irregolarità. Siae potrà effettuare controlli  più accurati ed efficaci sugli oltre 1,4 milioni di borderò ricevuti ogni anno, con oltre 40 milioni di brani indicati.

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Copyright online, al via la riforma UE

Approvate dalla Commissione Giuridica del Parlamento europeo alcune modifiche alla direttiva sul mercato unico digitale proposta nel 2016 dalla Commissione europea.

La riforma Ue sul copyright nel mercato unico digitale è iniziata. Lo scorso 20 giugno, infatti, la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha espresso parere favorevole agli artt. 11 e 13 della direttiva sul copyright online.

L’art. 11 (“Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”), prevede l’introduzione di una link tax, ossia una tassa sui link. Gli editori potrebbero così  farsi pagare i diritti per la semplice pubblicazione di un link a un loro articolo, laddove il link stesso incorpori un estratto o un riassunto del contenuto.

L’approccio della Commissione Giuridica ricalca quello di Spagna e Germania. In questi Paesi, gli aggregatori di notizie e i social network sono tenuti a pagare una tassa agli editori per l’inserimento di un determinato contenuto nei meccanismi di indicizzazione dei contenuti online.

L’art. 13 (“Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiali caricato dagli utenti”) riguarda più da vicino gli utenti. Le piattaforme di largo utilizzo dovrebbero installare dei filtri che impediscano ai navigatori di caricare contenuti multimediali protetti da diritto d’autore.

Il prossimo 5 luglio la proposta passerà al voto di Eurocamera  e, in caso di esito favorevole, per le negoziazioni in Consiglio.

La riforma Ue sul copyright online è stata accolta positivamente soprattutto dagli editori, soddisfatti da una legge che riconosce “l’utilità di Internet e dei suoi contenuti”. Di parere contrario i gruppi di lobbisti delle aziende tech e gli attivisti per il free internet, la Rete libera che sarebbe ora sotto la minaccia dei “filtri” imposti dalla direttiva.

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