La musica guida i social media

La musica guida i social media

Una ricerca rivela che la musica esercita una forte influenza sui social media.

La musica è il motore principale delle nostre interazioni sui social media. Lo afferma una ricerca condotta da MusicWatch, società di ricerche di mercato statunitense, che ha evidenziato l’importanza della musica per le piattaforme social. Di fatto, 9 utenti su 10 parteciperebbero ad attività, post e contenuti legati alla musica o ai propri artisti preferiti.

Lo studio è stato condotto intervistando 800 utenti di piattaforme social (Facebook, Twitter, Instagram e Snapchat) e la maggior parte degli intervistati erano utenti giornalieri.

Secondo la ricerca, il 51% usa Twitter per seguire o ricevere aggiornamenti da artisti e gruppi musicali. Così come la metà degli utenti di Instagram visualizza post o aggiornamenti di artisti e gruppi. Allo stesso modo, due terzi degli utenti di Snapchat inviano o visualizzano foto e video da eventi live. La musica, quindi, sembra essere alla base delle nostre conversazioni sulle piattaforme social.

La fama può essere fugace sui social media, ma gli artisti e le band musicali hanno sempre potere e influenza. Il motivo sarebbe molto semplice: mentre un tweet o un commento sulla moda possono risultare evanescenti, l’interesse per la carriera del proprio artista preferito è continuo. Gli utenti delle piattaforme social, infatti, vogliono essere aggiornati sui progetti musicali, tour e stili di vita dei propri artisti preferiti.

Inoltre, il 63% degli utenti ha dichiarato di aver scoperto nuovi artisti proprio grazie a i social media. Quasi il 60%  utilizza un servizio di streaming dopo aver visto un aggiornamento, un tweet o un post.

I dati mostrano che i social media traggono notevoli benefici dall’industria musicale. La musica è un ingrediente vitale per le conversazioni social: il continuo desiderio di notizie sui propri artisti preferiti genera coinvolgimento sulle varie piattaforme social.

[Fonte]

Vinili ancora in crescita negli Stati Uniti: nel 2018 atteso un +19,2%

Le vendite dei vinili negli Stati Uniti crescono anche nel corso del 2018: entro la fine dell’anno è atteso un aumento del 19,2% rispetto al 2017.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili da Nielsen Music, nei primi 6 mesi del 2018 negli Stati Uniti sono stati venduti 7,6 milioni di vinili. Entro la fine dell’anno è atteso un aumento del 19,2% rispetto al 2017. Il vinile sta riconquistando sempre più consumatori, con dati di vendita che non si vedevano dal 1990. Una tendenza globale, visto che in Italia nel 2017 sono stati venduti 13,4 milioni di dischi.

Il vinile, quindi, sembra non rappresentare più un fenomeno di nicchia o di moda e ha riconquistato i consumatori puntando sull’approccio fisico alla musica, anche se lo streaming resta al primo posto fra le modalità di fruizione.

Per far fronte alle crescenti richieste, molte aziende stanno riaprendo gli impianti di stampa e nel corso del 2019 dovrebbero apparire sul mercato i primi vinili HD.

 

[Fonte]

Pirateria musicale in calo nel nostro paese: lo sostiene FIMI

Il fenomeno della pirateria musicale in Italia, secondo i dati diffusi da FIMI durante la relazione annuale AGCOM, è in calo.

La pirateria musicale nel nostro paese è in calo. Ad annunciarlo è stata la FIMI in occasione della relazione annuale di AGCOM. Secondo le ricerche di IFPI (Federazione Internazionale dell’Industria Musicale), in Italia la pirateria è scesa dal 39% del 2014 al 20% dell’aprile 2018. I dati diffusi da FIMI dicono che sono stati milioni i file illegali bloccati su decine di piattaforme pirata inibite da AGCOM. Inoltre, la presenza di una vasta offerta legale online, in particolare tramite lo streaming, ha portato ad un incremento degli utilizzatori legali di contenuti musicali.

In particolare, il fenomeno legato ai siti Torrent è sceso del 21,9% solo nell’ultimo anno, l’accesso alle piattaforme cyberlocker è sceso del 14% e il p2p è sceso al minimo storico.

Di contro sono le generazioni più giovani ad essere maggiormente attratte dallo streaming legale. La ricerca sulle abitudini d’ascolto condotta da Ipsos (“Connecing with music”) rivela infatti che la fascia d’età più orientata all’offerta legale di musica è quella che va dai 13 ai 15 anni.

[Fonte]

Ai musicisti va solo il 12% dei guadagni dell'industria musicale

I musicisti negli Stati Uniti, nel corso del 2017, hanno ricevuto solo il 12% degli introiti generati dal mercato discografico. Tale dato, tuttavia, rappresenta un miglioramento rispetto al 7% del 2000.

Uno studio condotto da Citigroup mostra la redistribuzione degli introiti generati dall’industria discografica statunitense nel corso del 2017.

I dati raccolti mostrano che lo scorso anno i guadagni dell’industria musicale sono aumentati, raggiungendo numeri paragonabili a quelli del 2006. In particolare, è cresciuta la spesa per i biglietti dei concerti e quella per gli abbonamenti di musica in streaming.

Tuttavia, a fronte dei 43 miliardi di dollari incassati nel 2017, soltanto il 12% è andato ai musicisti. Questo perchè, secondo lo studio di Citigroup, la maggior parte dei ricavi sarebbe distribuito tra etichette discografiche, radio, produttori e piattaforme di streaming.

Rispetto al 2000, però, gli introiti degli artisti sono cresciuti del 5% soprattutto grazie all’incremento dell’attività live. Con l’ascesa di internet e il calo delle vendite “fisiche”, infatti, le entrate degli artisti – in termini assoluti – sono state quasi stagnanti tra il 2000 e il 2009. Grazie però all’aumento della spesa per la musica dal vivo e per gli abbonamenti di musica in streaming, le entrate dei musicisti sono in ripresa, ma resta tuttavia una grande disparità nella redistribuzione dei guadagni generati dal mercato discografico.

[Fonte]

Hip hop e R&B guidano la rinascita dell'industria discografica statunitense

Hip hop e R&B sono i generi musicali più diffusi negli Stati Uniti, secondo lo U.S. Music Mid-Year Report 2018 di Nielsen.

Hip hop e R&B continuano ad essere i generi musicali più popolari negli Stati Uniti, dopo aver superato per la prima volta nel luglio dello scorso anno il rock.  In base ai dati diffusi da Nielsen, nella prima metà del 2018 il consumo di musica negli Stati Uniti è aumentato del 18%. E’ dal 2016, grazie soprattutto alla diffusione della musica in streaming, che l’industria musicale americana, dopo un ventennio di crisi, registra una crescita nonostante il calo delle vendite tradizionali di album. Attualmente lo streaming rappresenta il 75% del consumo di musica negli Stati Uniti.

Nei primi 6 mesi del 2018 gli americani hanno ascoltato in streaming 403,4 miliardi di brani, sia attraverso i servizi video che audio. Si tratta di quasi 100 miliardi di canzoni in più rispetto al 2015.

I generi musicali più diffusi sono hip-hop e R&B che con il 31% delle vendite rappresentano attualmente la musica più popolare negli Stati Uniti.

Il rapporto di Nielsen offre anche un barlume di speranza alla parte non-streaming del settore: il Record Store Day di quest’anno ha aiutato i negozi di musica indipendente a vendere 733.000 LP in vinile, segno che la lenta rinascita del vinile continua, con le vendite che sono aumentate del 19% nel primo semestre del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017.

[Fonte]

  • 1
  • 2